martedì 2 marzo 2010

Il 19 marzo un appuntamento per il Friuli

UNA MOBILITAZIONE PER IL FRIULI
di Roberto Dominici
      Roberto Muradore, segretario generale della CISL dell'Udinese e della Bassa Friulana, in un interessante e circostanziato articolo apparso su questo giornale presenta la situazione economica e sociale della nostra realtà territoriale e conclude parlando di sciopero “per il lavoro e lo sviluppo”.
      A nessuno sfugge la pesante situazione di crisi che grava, anche se in entità diversificata, su tutti i settori produttivi, su aziende grandi e piccole, con serie conseguenze sul piano occupazionale.
      Poco importa dove e per quali ragioni essa si sia generata e poi ampiamente diffusa. Importa il fatto che essa c'è anche qui in Friuli: livelli occupazionali marcatamente ridotti nel 2009 rispetto al 2008, forte aumento del numero di lavoratori che hanno perso il lavoro, ingente ricorso alla cassa integrazione che cresce anche nel mese di gennaio nonostante essa cali a livello nazionale, calo della ricchezza complessiva prodotta. A dir il vero è percepito qualche segnale di ripresa. Ma esso è troppo flebile per poter dire che siamo di fronte ad una svolta positiva vera. Ci sono, al contrario, tutti gli ingredienti per una crisi non breve che va quindi seriamente affrontata guardando all'immediato ed anche alla prospettiva.
      Se da un lato è doveroso sviluppare, nel contingente, la politica degli ammortizzatori sociali, dall'altro bisogna attivarsi cogliendo pure l'occasione della crisi, per “costruire” solide basi per il futuro. Ed allora bisognerà interrogarsi non solo sulla politica di sostegno, di promozione, di incentivazione, di innovazione, ma anche su quella che attiene alle condizioni per così dire strutturali che vanno poste alla base del sistema.
      Ecco che allora si pongono i problemi:
- dell'Università del Friuli che ha, tra le altre, la precisa finalità istitutiva di “contribuire al progresso civile, sociale ed alla rinascita economica del Friuli” e che, se adeguatamente sostenuta, è in grado di assolvere ad un ruolo di primo piano guardando sia all'oggi che al domani;
- delle infrastrutture la cui realizzazione deve dare slancio al Friuli e non alimentare il fardello delle servitù sul suo territorio e deve acquisire il più ampio consenso possibile dei territori interessati;
- degli ammodernamenti viari essenziali come quello che unisce Pordenone, Udine e Gorizia e che costituisce la dorsale centrale della Regione;
- di un nuovo rapporto della Regione con il sistema delle autonomie locali con il trasferimento a questo di funzioni, mezzi finanziari, personale regionale in una logica che, nel contempo, deve essere di unità e di autogoverno locale;
- della rivisitazione di tutte le procedure burocratiche con riguardo specialmente al rapporto Regione/Imprese al fine di snellirle, anzi, di ridurle all'essenziale;
- di una politica volta alla valorizzazione delle peculiarità locali, delle identità ed attenta alla qualità della vita;
- di una politica che dia voce alla montagna ed alle sue esigenze attraverso adeguati strumenti istituzionali;
- di una politica che guardi alle necessità dei giovani sui quali gravano le condizioni di difficoltà oggi per inserirsi nel mondo del lavoro come sarebbe invece loro diritto.
      E potremmo continuare richiamandoci al documento che Comitato per l'Autonomia ed il Rilancio del Friuli, Istituzioni, Università, Categorie produttive, Organizzazioni Sindacali hanno elaborato e presentato il 1 luglio 2009 con l'impegnativo titolo:“Friuli: costruiamo un progetto per uscire dall'ombra”.

      Affrontare questi argomenti significa contribuire allo sviluppo; quello sviluppo che Muradore pone alla base dello sciopero generale del 19 marzo prossimo ad Udine promosso, insieme, dalle tre grandi organizzazioni sindacali.
      Uno sciopero, usando le parole dello stesso Muradore, “non contro qualcuno o qualcosa” ma, auspico fermamente io, per prendere coscienza dei tanti problemi, vecchi e nuovi, del Friuli, per iniziare una vera e corale riflessione su di essi, per rilanciare il ruolo della nostra terra, nell'interesse non solo del Friuli ma della intera Regione.
      Uno sciopero, dunque, che esce dallo schema storico, tradizionale, di strumento di “lotta” tra mondo del lavoro ed imprenditoria per essere strumento di “mobilitazione” su problemi che sono di interesse generale nel senso che riguardano l'intera comunità ed il suo futuro.
      Ed allora è utile, opportuno, importante che ai Sindacati si uniscano le espressioni più rappresentative della società civile a cominciare dalle istituzioni locali sulle quali in primis giova la responsabilità della rappresentanza delle esigenze comunitarie.
      A nessuno sfugge l'importanza di una iniziativa comune nella salvaguardia piena dell'autonoma valutazione di ciascun soggetto: essa può costituire la premessa per un metodo di confronto sulle cose più rilevanti per meglio affrontarle mettendo in comune, nell'ipotesi della condivisione, le forze di tutti per la valorizzazione del Friuli e della intera Regione.

Il 19 marzo è, dunque, un appuntamento per tutti.

Roberto Dominici

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