sabato 25 marzo 2017

PER IL TAR DEL LAZIO LA GESTIONE OBBLIGATORIA ASSOCIATA DELLE FUNZIONI COMUNALI, VIOLA LA COSTITUZIONE ITALIANA.



PER IL TAR DEL LAZIO

LA GESTIONE OBBLIGATORIA
ASSOCIATA DELLE FUNZIONI COMUNALI

VIOLA LA COSTITUZIONE ITALIANA!

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Dalla ORDINANZA pronunciata dal TAR per il Lazio (Sezione Prima Ter) sul ricorso numero di registro generale 6695 del 2015 pubblicato il 20/01/2017 (nr. 1027/2017), di seguito pubblichiamo alcuni significativi passaggi della sentenza di rinvio alla Consulta redatta dai magistrati:

"(...) Il petitum della presente controversia concerne, infatti, la domanda di accertamento dell'obbligo per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, di procedere alla costituzione di unioni di Comuni o di convenzioni per l'esercizio associato delle loro funzioni fondamentali (…)

L'attualità dell'interesse a ricorrere, peraltro, permane nonostante le intervenute proroghe del termine fissato dalla legge per l'attuazione dell'obbligo legale gravante sugli enti locali ricorrenti. (….)

5.La questione di costituzionalità, oltre che rilevante, non appare, a questo collegio, manifestamente infondata sotto i profili che saranno di seguito evidenziati.

(…) L’esercizio associato delle funzioni comunali è stato, sin dalla sua introduzione, caratterizzato dalla volontarietà e dalla flessibilità, come è dato evincere dal capo V del titolo II del t.u. enti locali, che nel disciplinare le forme associative degli enti locali (convenzioni, consorzi, unioni di comuni, esercizio associato di funzioni e servizi da parte dei comuni, accordi di programma) prevede la volontarietà nell’an e la flessibilità nel quomodo della scelta delle forme associative alle quali aderire.
La normativa de qua sembra ribaltare questo assetto che, per gli enti locali di minori dimensioni, da volontario diviene obbligatorio, da flessibile diviene rigido: per i comuni di minori dimensioni l’esercizio di tutte le funzioni fondamentali elencate al comma 28 dell’art. 14, ad eccezione della tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell'esercizio delle funzioni di competenza statale (lett. l), devono obbligatoriamente essere svolte in forma associata, con conseguente obbligo di aggregazione della relativa organizzazione burocratica.

Ciò comporta delle rilevanti conseguenze sul normale funzionamento del circuito democratico:

a) gli organi gestionali non sono più sottoposti all’indirizzo politico degli organi rappresentativi. Nell’attuale ordinamento degli enti locali, gli organi politici (consiglio, giunta, sindaco) esercitano la funzione di controllo degli apparati burocratici essenzialmente tramite due strumenti: il potere di indirizzo politico – amministrativo (emanazione di direttive, piani e programmi) e il potere di attribuzione degli incarichi di funzione dirigenziale.
Secondo il modello di gestione associata obbligatoria entrambi i poteri vengono sottratti agli organi politici comunali, i singoli uffici vengono a perdere la loro individualità, dando vita a nuovi uffici co-gestiti da tutti i comuni associati e al conseguente accentramento delle funzioni di indirizzo, con vlnus del principio di responsabilità politica degli organi democraticamente eletti, espresso dagli artt. 95 e 97 cost. nonché dell’autonomia degli enti locali coinvolti. Già la Corte Cost., nella sentenza n. 52 del 1969 aveva sottolineato come “l'emanazione dei provvedimenti amministrativi demandati alla competenza degli organi rappresentativi del comune e della provincia si lega con nesso inscindibile all'attività preparatoria ed a quella esecutiva: e non si può non riconoscere, in verità, che la sfera di autonomia sarebbe compromessa se agli enti ai quali essa è riconosciuta e garantita fosse sottratta del tutto la disponibilità degli strumenti necessari alla sua esplicazione.

Il concetto di autonomia locale quale diritto e capacità effettiva di amministrare la parte più importante degli affari pubblici è stato ancor più chiaramente espresso nella cd. Carta europea dell’autonomia locale, convenzione europea firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985 e ratificata dall’Italia con l. 30 dicembre 1989, n. 439, come tale vincolante, per il legislatore interno, ai sensi dell’art. 117, comma 1, cost., che all’art. 3 così statuisce: “1. Per autonomia locale, s'intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell'ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici. 2. Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti”;

b) l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali appare, inoltre, comprimere, la potestà regolamentare dei comuni riconosciuta, dall’art. 117, comma 6 cost., “in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.

La Corte Costituzionale ha più volte sottolineato, a salvaguardia della posizione di autonomia dei comuni, la necessità di chiarire i limiti che incontra il legislatore nazionale e regionale nell’esercizio dei poteri di coordinamento dell’esercizio delle funzioni locali. (…)

L’esercizio associato imposto come forma obbligatoria ai comuni di dimensioni minori dall’art. 14, co. 28, d.l. n. 78/2010 investe, infatti, tutte le funzioni fondamentali come individuate al comma 27 del medesimo art.14, eccezion fatta per le funzioni di cui alla lettera l).

Sebbene attraverso l’esercizio associato di tali funzioni, imposto per legge, gli enti interessati non risultino formalmente estinti, occorre tuttavia interrogarsi sull’autonomia che, ai sensi degli artt. 114, 117, co. 6, 118 e 119, cost., residua in capo ai medesimi in termini di: a) potestà regolamentare; b) titolarità d’esercizio di funzioni proprie o conferite; c) autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

Come correttamente osservato da parte ricorrente, l’autonomia di un ente territoriale non può essere disgiunta dalla titolarità di un “nucleo minimo” di attribuzioni e delle correlate potestà regolamentari e finanziarie. Questo nucleo minimo non può che essere rappresentato dalle funzioni fondamentali, per le quali opera una riserva costituzionale di esercizio individuale.

Le norme del d.l. n. 78 del 2010, in tal sede censurate, hanno disposto la traslazione di tutte queste funzioni ad un soggetto nuovo o diverso, spogliandone il precedente titolare, ciò che, ai fini dell'art. 133, comma 2 Cost., non appare distinguibile dall'estinzione dell'ente locale per fusione o incorporazione. (…)

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (….)

- dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale (...)

Dispone la sospensione parziale del presente giudizio e ordina l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Ordina che, a cura della Segreteria della Sezione, la presente ordinanza sia notificata alle parti costituite e al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (...)"
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NOTA DELLA REDAZIONE DEL BLOG

Il rinvio alla Corte Costituzionale pubblicato il 20 gennaio 2017 (Tar del Lazio) della "questione della legittimità costituzionale"  dell'obbligo dei piccoli Comuni (quelli con meno di 5.000 abitanti) di procedere alla costituzione di Unioni di Comuni, UTI da noi in regione, che per altro NON sono un "ente locale" ma solo una "emanazione dei Comuni stessi", come da sentenza nr. 50 del 2015 della Consulta, e la conseguente  espropriazione delle  funzioni comunali fondamentali, pare non destare nella nostra Regione particolare interesse. Viene avvertito e denunciato solo  il caos amministrativo conseguente a questa espropriazione di funzioni comunali, ma non il pericoloso deficit di democrazia denunciato dai magistrati del Tar del Lazio
     

Ricordiamo che anche le Regioni a statuto speciale - al pari delle regioni a statuto ordinario e del Parlamento - sono tenute al rispetto sia dei "Principi fondamentali" della Costituzione italiana  (come il Principio autonomistico definito all'art. 5),  che dei  trattati internazionali sottoscritti e ratificati anche dallo Stato italiano come la "Carta europea dell’autonomia locale" (vedi articolo 4 dello Statuto di autonomia speciale della regione Friuli -VG).

Come scrivono i magistrati del Tar del Lazio nella loro Ordinanza di rinvio alla Corte Costituzionale, siamo dunque in presenza di un grave problema di "funzionamento del circuito democratico"  e non di un "problemino" di comunicazione ("non siamo riusciti a farci capire") come ripete spesso  l'assessore regionale Paolo Panontin.....


LA REDAZIONE DEL BLOG    

giovedì 23 marzo 2017

80 POSTI DI LAVORO A REMANZACCO VALGONO MENO DI QUELLI DI UNA AZIENDA DI STRADA DELLE SALINE?

 
 
 
 e pal Rilanç dal Friûl



COMUNICATO STAMPA
 
17 marzo 2017 



"Dove la burocrazia non è così indigesta..."


Con questa frase detta da un cinese si può condensare la situazione della Tonutti di Remanzacco, dove un imprenditore dell'estremo oriente rinuncia ad investire, lasciando solo sulle spalle di Carlo Tonutti il peso del progetto di rilancio dell'azienda.

La storica azienda di macchine agricole è stata portata al fallimento per complicate storie societarie, dove non sono mancate minacce e attentati in puro stile mafioso.

Mentre dovremmo riflettere sui tempi lunghi e i percorsi tortuosi della giustizia, e del perchè in Friuli sia stato così facile fallire in questi ultimi 6 anni mentre le finanziarie regionali si ritrovavano con gravi crediti in sofferenza verso aziende venete, del perchè gli imprenditori cinesi possano trovare mille altri Paesi dove investire con più facilità e sicurezza, del perchè i professionisti delle gestioni fallimentari possono fare le loro scelte secondo leggi e norme di vario genere con tempi biblici, una domanda vale su tutte: la politica può lasciare i dipendenti dell'azienda storica di Selvis in balia di tutto ciò?

O, presidente Serracchiani, 80 posti di lavoro a Remanzacco valgono meno di quelli di una azienda di Strada delle Saline?


n.b. strada delle saline si trova nella zona industriale di Muggia


per il
 
Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli
 
 
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comunicato stampa
 

23.3 2017

Scrivevamo pochi giorni fa, a proposito dell'azienda Tonutti

Dove la burocrazia non è così indigesta...”
Con questa frase detta da un cinese si può condensare la situazione della Tonutti di Remanzacco, dove un imprenditore dell'estremo oriente rinuncia ad investire, lasciando solo sulle spalle di Carlo Tonutti il peso del progetto di rilancio dell'azienda.
La storica azienda di macchine agricole è stata portata al fallimento per complicate storie societarie, dove non sono mancate minacce e attentati in puro stile mafioso.
Mentre dovremmo riflettere sui tempi lunghi e i percorsi tortuosi della giustizia, e del perchè in Friuli sia stato così facile fallire in questi ultimi 6 anni mentre le finanziarie regionali si ritrovavano con gravi crediti in sofferenza verso aziende venete, del perchè gli imprenditori cinesi possano trovare mille altri Paesi dove investire con più facilità e sicurezza, del perchè i professionisti delle gestioni fallimentari possono fare le loro scelte secondo leggi e norme di vario genere con tempi biblici, una domanda vale su tutte: la politica può lasciare i dipendenti dell'azienda storica di Selvis in balia di tutto ciò?
O, presidente Serracchiani, 80 posti di lavoro a Remanzacco valgono meno di quelli di una azienda di Strada delle Saline?"

Oggi dobbiamo apprendere, purtroppo, che vi è stato un nuovo attentato. Nell'esprimere la nostra solidarietà a Carlo Tonutti ed alla sua famiglia, auspichiamo che si faccia il massimo sforzo per individuare il responsabile e per tutelare gli 80 posti di lavoro. 
Si deve diffondere a tutti i livelli la consapevolezza che le aziende friulane non possono e non devono essere lasciate sole quando si trovano in simili situazioni.


per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli
 
 

 

domenica 19 marzo 2017

DOPO IL DISASTRO UTI, "PARLAMENTO DEL FRIULI SUBITO"

 
 
 
 
 
Copertina del settimanale
dell'Arcidiocesi di Udine
LA VITA CATTOLICA
di mercoledì 15 marzo 2017
 
a pagina 4, 5, 6 e 7 "SPECIALE"
 
"Si pensa già al post Uti,
la riforma Panontin
non riesce a decollare"
 
Servizi a cura di Roberto Pensa
 
 
 
 
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DOPO IL "DISASTRO" UTI
(UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI)
 
"PARLAMENTO FRIULANO SUBITO"
 
 
Non possiamo che essere d'accordo con quanto espresso da Daniele Gleria - Sindaco di Paularo, Mario Anzil - Sindaco di Rivignano Teor, il prof. Mario Bertolissi -  docente ordinario di diritto costituzionale all'Università di Padova, Mario Pezzetta - Presidente dell'ANCI regionale, prof. Sandro Fabbro (professore associato di Tecnica Urbanistica e Pianificazione Territoriale all'Università di Udine) e Roberto Pensa - Direttore responsabile del settimanale La Vita Cattolica, nello SPECIALE del settimanale La Vita Cattolica, e i tanti sindaci friulani e della provincia di Trieste ormai "super-stufi" del caos amministrativo prodotto dalla pessima riforma regionale enti locali nr. 26/2014 e dei continui ricatti  di dubbia costituzionalità dell'Assessore regionale Paolo Panontin che evidentemente ha l'ordine di IMPORRE a ogni costo i carrozzoni burocratici chiamati "Uti".   
 
L'ente regione - ormai con dimensioni elefantiache - va snellito e i processi amministrativi vanno RESTITUITI ai due distinti territori in cui è composta la regione Friuli-VG: il FRIULI e la città di TRIESTE con i Comuni del Carso triestino. 
 
I due territori devono poter autogovernarsi separatamente sul piano amministrativo nel mentre la regione - unita - deve ritornare all'origine, ossia ad essere un organismo che esercita il potere legislativo e  avente compiti e funzioni di solo indirizzo (proposta ANZIL già sottoscritta da migliaia di cittadini e respinta dalla politica partitica regionale che vuole accentrare tutto nel capoluogo regionale).   
 
Scrive Roberto Pensa nel suo Editoriale di mercoledì 15 marzo:
 
"(...) Un organismo di area vasta, come le Uti, dovrebbe saper fare due cose: ridurre i costi di gestione dei servizi e saper costruire una strategia per lo sviluppo del proprio territorio. Ebbene, come "La Vita Cattolica" afferma con forza fin dal momento in cui Debora Serracchiani ha inserito questo progetto  nel suo programma elettorale, le Uti non sono in grado di fare né questo né quello (....). La riorganizzazione dei servizi, inoltre, non imponeva di espropriare i comuni delle relative funzioni per affidarle alle Uti. I piccoli municipi potevano essere obbligati a svolgere insieme i servizi ma mantenendone il controllo (...). Il terremoto di oggi si chiama crisi economica e occupazionale. Il Friuli può vincere ancora la sfida della ricostruzione se oggi, come nel 1976, avrà in mano gli strumenti per esercitare davvero la propria autonomia e non 17 inutili carrozzoni burocratici chiamati Uti
 
Roberto Pensa"
 
 
 
PERFETTAMENTE D'ACCORDO!! 
 
LA REDAZIONE DEL BLOG 
     
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LEGGI ANCHE:
 
 
 


mercoledì 15 marzo 2017

ITALICUM - COLLEGI ELETTORALI: COMUNICATO STAMPA




Comunicato Stampa
 
14 marzo 2017


ITALICUM

COLLEGI ELETTORALI


Eravamo stati facili profeti, quando venne promulgata la l.r. 26 sulle UTI denunciando che la legge presentava vari aspetti di incostituzionalità e che sarebbe stata inefficiente e costosissima.

Eravamo stati ugualmente critici verso l'Italicum, scrivendo al Presidente Napolitano, ai Presidenti Boldrini e Grasso, oltre che a relatori e parlamentari, spiegando alcuni motivi di incostituzionalità della legge allora in discussione.

Non vi fu alcuna risposta: evidentemente noi, incolti e incompetenti, avevamo disturbato i signori legislatori.

Oggi ci chiediamo come potrà uscire il Friuli - Venezia Giulia (*) dalla costosissima impasse delle UTI, vero punto discriminante per la prossima campagna elettorale regionale.

Ci chiediamo anche perché i friulani debbano sopportare l'ennesima presa in giro che si sta delineando con la proposta di modifica dell' Italicum.

Pare certo che il collegio elettorale triestino, forse parzialmente ridimensionato, potrà avere un collegio uninominale (come Val d'Aosta e Trentino - AltoAdige) per garantire l'elezione di uno sloveno, mentre per il resto della regione F - VG varrà la legge nazionale con sbarramento regionale al 20%, se vi sarà una lista friulana!

Una nuova, incostituzionale, discriminazione tra minoranze linguistiche, una vera bastonata a chi pensava di poter concorrere con una lista "delle minoranze" perché punta a sottrarre i voti sloveni ed a lasciare lo sbarramento.

Ci permettiamo di segnalarlo: per noi è incostituzionale e, se dovesse passare, ricorreremo nuovamente alle aule di tribunale perché i friulani si meritano almeno una legge elettorale equa!

per il Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli
 
il presidente
Paolo Fontanelli


(*) Nota di colore: nella pregevole mostra fotografica in corso a Trieste "Lampi di immagini sul Friuli - Venezia Giulia negli archivi Alinari" nel titolo viene usato il trattino nel nome della Regione, mentre in tutte le cronache giornalistiche il trattino sparisce.
 
 

 

martedì 14 marzo 2017

IL FUTURO DEL FRIULI E LA DISCRIMINANTE DEMOGRAFICA PER I MOVIMENTI AUTONOMISTICI FRIULANI





Comunicato Stampa

10 marzo 2017


Il futuro del Friuli
e la discriminante demografica
per i movimenti
autonomistici friulani
 
 
Le prospettive demografiche del Friuli sono il convitato di pietra di ogni convegno degli autonomisti friulani. I dati sono impietosi, lo spopolamento dei paesi è sotto gli occhi di tutti ma un convegno organizzato tempo fa dall'on. Pascolat in cui si denunciava con forza la situazione è rimasto senza alcun seguito.

Altra storia in passato quando, a seguito delle devastazioni degli Ungari, il Patriarca di Aquileia fece ripopolare il medio Friuli da popolazioni slave, tanto che dal 1301 Pasian Schiavonesco (Basiliano dal 1923, recuperando una denominazione latineggiante) ne testimoniava la venuta col nome del paese.

E il Friuli seppe assorbire le infinite immigrazioni che qui si sono succedute.

Sarebbe interessante che gli storici studiassero come questi immigrati di ogni secolo sono diventati friulani, quali scelte fece la Chiesa, le amministrazioni comunali, il Patriarcato aquileiese, perchè oggi appare chiaro che senza un processo inversione dell'andamento demografico anche con progetti di “sostegno e integrazione” dell'immigrazione il Friuli, o meglio i friulani sono destinati alla scomparsa.

La prof. Filì dell'Università del Friuli ci propone un “reddito di maternità”: vedremo come la politica saprà, se saprà, attuare simile idea, se vi saranno ancora una volta discriminazioni e distinguo, sarebbe importante anche se non basterebbe a risolvere la crisi.

La Germania, per motivi diversi, ha affrontato un progetto enorme accogliendo un milione di siriani e questo costerà forse la rielezione alla cancelliera Merkel, che però ha dimostrato una capacità di pensare al futuro del proprio paese e non al suo immediato interesse elettorale.

Molti Comuni del Friuli sono stati capaci di fare operazioni simili ricordando soprattutto il dovere di rispondere alle tragedie di tanti popoli, in particolare a Udine una presenza massiccia di immigrati, comprensibilmente problematica e pur con qualche ritardo, è stata gestita senza particolari traumi, mentre altri Comuni hanno rifiutato di misurarsi col problema denunciando la propria incapacità di capire ed affrontare quanto sta succedendo e il movimento autonomista friulano non potrà eludere a lungo questo tema.

 
 
per il Comitato per l'Autonomia

e il Rilancio del Friuli

il presidente
Paolo Fontanelli


sabato 11 marzo 2017

RIFORMA ENTI LOCALI - DELEGARE OBBLIGATORIAMENTE LE FUNZIONI FONDAMENTALI E' DI FATTO UNA FUSIONE COATTA!!


RIFORMA ENTI LOCALI

DELEGARE
"OBBLIGATORIAMENTE"
LE FUNZIONI FONDAMENTALI

E' DI FATTO
UNA FUSIONE COATTA!!

Ora si attende la pronuncia
della Corte costituzionale

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Da “IL CORRIERE DELLE ALPI”

25 GENNAIO 2017




(...) Il Tar del Lazio ha infatti dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della legge Calderoli 2010, che obbliga i piccoli Comuni a delegare le funzioni fondamentali, avviandoli di fatto ad una fusione coatta.

(...) Il Tar del Lazio, con l'ordinanza emessa il 25 ottobre dello scorso anno e resa pubblica qualche giorno fa, pone seri dubbi di costituzionalità sulla Calderoli: «Il provvedimento rileva che la legge contrasta con i principi di buon andamento, differenziazione e tutela delle autonomie locali, contrasta l'autonomia organizzativa e finanziaria degli enti locali e viola la Carta Europea dell'autonomia locale», spiega il sindaco di Seren del Grappa Dario Scopel, referente regionale Anpci (associazione nazionale piccoli comuni italiani - n.d.r.).

Il  Tar  ha  trasmesso  gli  atti alla Corte Costituzionale (...)

«Se la Corte costituzionale dovesse confermare i dubbi del Tar, ciò farebbe cadere ad esempio l'obbligo di delegare le funzioni fondamentali del Comune, il che rappresenta di fatto l’avvio alla fusione coatta. Credo sia giunto il tempo di smetterla con leggi e riforme pastrocchio fatte con l’arroganza di una politica che vuole passare sopra il territorio invece di lavorare con e per esso. (...)

(...) le soluzioni vanno trovate parlando con i cittadini e partendo dai territori, anche e soprattutto da quelli più piccoli .

Scopel ricorda che «i piccoli Comuni sono il punto da cui ripartire, e non un nodo da eliminare. Non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di associare i servizi, operazione che può dare benefici al territorio. Nelle situazioni in cui fare sistema si è rivelato vincente, lo abbiamo fatto. Ma non si possono obbligare i Comuni sotto una certa popolazione a delegare le funzioni, questo è un andare oltre».

Ora si attende la pronuncia della Corte costituzionale. (a.f.)

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Nota della Redazione del Blog

Nella regione Friuli - Vg
con la imposizione delle Uti
la quasi totalità dei Comuni regionali
subirà una FUSIONE COATTA,
un esproprio del proprio personale
e delle proprie competenze!!

Ma i cittadini lo sanno?


martedì 7 marzo 2017

UTI - GRAZIE MONFALCONE, GRAZIE GORIZIA, GRAZIE PAULARO, PER AVER PUBBLICAMENTE RACCONTATO LA VERITA' SULLE UTI...


REGIONE FRIULI - VG 
UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI

GRAZIE MONFALCONE!
GRAZIE GORIZIA!
GRAZIE PAULARO!

Per aver pubblicamente
raccontato la verità
sulle UTI...

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GORIZIA
“COMUNE EXTRA-LARGE”
dominante nell'Uti in cui è capofila

Da IL PICCOLO di Trieste



articolo a firma di Francesco Fain
 
"Come saranno i rapporti di forza all’interno della neonata Uti Collio-Alto Isonzo? Gorizia sarà, a dir poco, dominante. Tant’è che, usando l’ironia, si potrebbe dire che il sindaco di Gorizia diventerà una sorta di Gherghetta “dimezzato”: una specie di presidente della Provincia in un territorio che è circa la metà di quella dell’attuale provincia isontina.
 
Il peso dei Comuni nello specifico

L’assemblea dei sindaci dell’Unione esprimerà un totale di 32 voti. Il sindaco di Gorizia “varrà” 13 voti; i Comuni di Cormòns e Gradisca d’Isonzo avranno un “peso” equivalente a tre voti mentre Romans d’Isonzo esprimerà 2 voti. I sindaci di Capriva, Dolegna, Farra, Mariano, Medea, Moraro, Mossa, San Floriano, San Lorenzo, Savogna e Villesse dovranno accontentarsi di un voto ciascuno. Determinante, è ovvio, è il numero di abitanti. Ma la sensazione è netta: pur non comparendo nella denominazione (si chiama Uti Collio-Alto Isonzo), Gorizia reciterà indiscutibilmente la parte dell’attore principale. Peraltro, fanno notare il sindaco Ettore Romoli e l’assessore comunale Guido Germano Pettarin, nessuna delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di Gorizia. Ergo... (...)" 

Commento
della Redazione del Blog

Se - come risulta abbiano fatto notare il sindaco di Gorizia Ettore Romoli e l'assessore comunale Germano Pettarin - “nessuna delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di Gorizia", gli altri Comuni che fanno parte della stessa Uti  - ovviamente - saranno “gusci vuoti” alla mercè delle scelte amministrative del Comune di Gorizia che avendo a disposizione ben 13 voti farà "il bello e il cattivo tempo".

E i Comuni con un solo voto a disposizione? "Gusci vuoti" senza alcuna autonomia amministrativa e privi di ogni competenza comunale! 
 
E' questo quanto prevedono la Costituzione italiana all'articolo 5 e il trattato internazionale europeo “La Carta europea delle autonomie locali” sottoscritto anche dallo Stato italiano e che anche la nostra Regione DEVE rispettare?

L'autonomia degli enti locali prevista dalla Costituzione italiana all'art. 5 è del tutto slegata dal numero di abitanti dei Comuni; così come la "Carta europea delle autonomie locali" vale per tutti i Comuni italiani e non solo per quelli più popolosi! Chi lo dice all'assessore regionale Paolo Panontin?

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COMUNE DI MONFALCONE


da dichiarazioni riportate virgolettate dalla stampa, queste le motivazioni che hanno spinto il Comune di Monfalcone ad uscire dall'UTI a cui la Giunta regionale lo aveva assegnato:


dal quotidiano IL PICCOLO di Trieste

articolo a firma di Tiziana Carpinelli

5 marzo 2017 

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/05/news/monfalcone-si-sfila-e-fa-implodere-l-uti-1.14984497

(..) Dopo due mesi di analisi puntuale il centrodestra ha dunque stabilito di uscire dall’Uti ritenendo «innanzitutto che la legge Panontin vìoli il diritto costituzionalmente sancito di rappresentare i cittadini da parte dei Comuni e il principio di autocontrollo dei medesimi». L’Uti, di per sé, implica a detta di Cisint una diminutio di potere dell’ente locale, così facendo venir meno in particolare quello dell’autodeterminazione.

«Per lo Statuto vigente - ha spiegato Cisint - bastano cinque comuni favorevoli a un provvedimento che potrebbe risultare svantaggioso a Monfalcone per avallarlo: la nostra amministrazione, votata dai cittadini che ci hanno sostenuto, non avrebbe voce in capitolo». C’è poi la questione economica: «Uscendo dall’Uti non perdiamo niente, perché come sancito già da varie aule la Regione non può discriminare gli enti nella distribuzione di risorse - sempre il sindaco - per contro la partecipazione all’Unione determina una cessione di personale da dedicare alla redazione di bilanci e gestione di servizi che verrebbe distratto da altre funzioni e, in particolare, dai progetti concreti che intendiamo realizzare per la città».

Commento 
della Redazione del Blog

Il Principio autonomistico (art. 5 della Costituzione italiana), che i padri della Costituzione italiana hanno posto tra i Principi "fondamentali" della Repubblica italiana, è INVIOLABILE sia dal Parlamento italiano che dalle Regioni..... ma forse in Giunta regionale qualcuno non lo sa!

Con la pessima legge regionale di riforma degli enti locali voluta e “imposta con i ricatti” dalla Giunta Serracchiani, la quasi totalità dei Comuni regionali è trasformata in “gusci vuoti” quasi privi sia di personale (che obbligatoriamente deve essere ceduto all'Uti) che della gran parte  delle competenze comunali (che obbligatoriamente per legge non possono più essere esercitate dai singoli Comuni ma devono essere "cedute" all'UTI, istituzione di secondo livello non eletta dai cittadini).

Al rispetto della Costituzione si aggiunge poi anche l'obbligo per la nostra Regione di non violare i trattati internazionali sottoscritti dallo Stato italiano, in particolare - parlando di autonomie locali - “La Carta europea delle autonomie locali”.

Obbligo, quest'ultimo, inserito anche  nello Statuto di autonomia speciale della Regione Friuli - Venezia Giulia  che all'art. 4  così recita: 


Art. 4


In armonia con la Costituzione, con i principi generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica , con le norme fondamentali delle riforme economico sociali e con gli obblighi internazionali dello Stato, nonché nel rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre Regioni, la regione ha podestà legislativa nelle seguenti materie:

 1) ordinamento degli Uffici e degli Enti dipendenti dalla Regione e stato giuridico ed economico del personale ad essi addetto;

1-bis) ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni
 (....)
  
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COMUNE DI PAULARO




"(...) non posso e non voglio essere ricordato dalla mia comunità come il Sindaco che ha svenduto il suo paese, non voglio che il ruolo e la rappresentatività del consiglio comunale venga svilito e con esso il voto espresso dai cittadini.”

4 gennaio 2017

DANIELE DI GLERIA - Sindaco del Comune di Paularo (Ud)

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A solo titolo informativo


Le UTI (unioni territoriali intercomunali), non sono ENTI LOCALI ma solo "associazioni tra Comuni"; nel mentre  i Comuni sono "Enti locali" previsti dalla Costituzione italiana che ne tutela anche l'autonomia.

Il D.Lgs. 267/2000 definisce le Unioni di comuni come un ente locale, ma la sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 2015 ha chiarito che si tratta di una "forma istituzionale di associazione tra comuni".

Copia/incolla dalla Sentenza della Corte costituzionale nr. 50 del 2015:

« Tali unioni − risolvendosi in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione sub comma 4 dell’art. 1, un ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune – rientrano, infatti, nell’area di competenza statuale sub art. 117, secondo comma, lettera p), e non sono, di conseguenza, attratte nell’ambito di competenza residuale di cui al quarto comma dello stesso art. 117. »

Le UTI non sono dunque un ente locale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non sono  neppure un ente territoriale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non possono sostituire le Provincie (enti locali ancora presenti nella Costituzione italiana con la vittoria del No al referendum del 4 di dicembre 2016!!) perché non sono un "ente locale intermedio".

Cosa sono dunque? Un grandissimo pasticcio legislativo causato dalla arroganza politica, dalla assenza di conoscenza del territorio, dalla voglia politica di strafare.....
  
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PUO' BASTARE?


LA REDAZIONE DEL BLOG