martedì 18 luglio 2017

LA COLONIA - DINAMICHE DI AGRESSIONE LINGUISTICA SULLA COMUNITA' FRIULANA di Alessandro CARROZZO

 
 
La colonia
Dinamiche
di aggressione linguistica
sulla comunità friulana

di Alessandro Carrozzo
 


Un document di Sandri Carrozzo

za publicât intal 2012

sul Blog di Sandri Carrozzo
 
 

ma ancjemò une vorone atuâl

e di tornâ a lei!
 
(…)

2. Il colonialismo culturale e linguistico in Friuli 

Nonostante i proclami di democrazia e rispetto dei diritti fondamentali, riconosciuti anche a livello costituzionale, l’attività coloniale viene tuttora praticata nel cuore stesso dell’Europa. Nei paragrafi che seguono saranno presentati elementi che denunciano chiaramente un episodio particolare di colonizzazione: la colonizzazione culturale e linguistica praticata dall’Italia ai danni della comunità friulana.(...)" 

Sandri Carrozzo



BUINE LETURE!! 
 

La Redazion dal Blog



lunedì 10 luglio 2017

IL PORTO FRANCO TRIESTINO NON E' TENUTO A RISPETTARE LE REGOLE DEL CODICE DOGANALE COMUNITARIO?

 
PORTO FRANCO DI TRIESTE
DECRETO MINISTERIALE DELRIO
 
E LE REGOLE DEL CODICE
DOGANALE COMUNITARIO?

DESAPARECIDOS?
 
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Dal blog triestino "maledettabarca"

Giovedì 12 ottobre 2012

Interrogazione alla Commissione Europea sul Porto Franco di Trieste

 
 
Nella risposta scritta della Commissione Europea del 7 agosto 2012, si legge:

1. L'allegato VIII del trattato di pace con l'Italia, del 10 febbraio 1947, al suo articolo 1 stabilisce che il porto di Trieste è un porto extra doganale. L'articolo 5, comma 2, dell'allegato VIII dispone che, in relazione all’importazione o esportazione o transito nel Porto Libero, le autorità del TLT non possono pretendere su tali merci dazi o pagamenti altri che quelli derivanti dai servizi resi. Nell'ambito del diritto unionale tale posizione è garantita dal funzionamento del porto quale zona franca a norma delle disposizioni di legge dell'UE di cui in appresso.
2. La zona franca di Trieste è una zona franca sottoposta a controllo di tipo I. Ai sensi dell'articolo 166 del codice doganale comunitario è parte del territorio doganale della Comunità in cui le merci extraunionali non sono assoggettate a dazi doganali. 

Tutte le operazioni che possono essere effettuate nella zona franca di Trieste devono essere conformi alle disposizioni doganali.

(…)

……………….

Sul quotidiano Il Messaggero Veneto (Udine)  di  venerdì 7 luglio, a pagina 38, rubrica IDEE è stato pubblicato un articolo a firma di Giuseppe Alfano (ex-funzionario delle dogane) sul decreto Delrio sul porto franco di Trieste. Titolo dell’articolo: “C’è stata veramente una svolta storica con il decreto Delrio?”.

C'È STATA VERAMENTE UNA SVOLTA STORICA CON IL DECRETO DELRIO?

Il regime doganale del porto franco di Trieste è come l'araba fenice: semplicemente non esiste. E un decreto ministeriale non può cambiare le regole del codice doganale europeo. (….)  - Giuseppe Alfano

Leggi tutto l’articolo:


…………..

E questo lo show pubblicitario
di presentazione a Trieste
del decreto ministeriale Delrio
 
Dal quotidiano Il Piccolo di Trieste
 
TRIESTE «Abbiamo finalmente il decreto attuativo per il Porto franco internazionale di Trieste, firmato dal ministero delle Infrastrutture e quello di Economia e finanze».
 
Lo ha annunciato stamani, martedì 27 giugno, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, durante una conferenza stampa congiunta con il ministro Graziano Delrio e il presidente dell'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico orientale, Zeno D'Agostino. (…)
 
 
…………..
 
UN DUBBIO
 
 
Ma le regole del codice doganale comunitario non debbono essere rispettate anche dal Porto franco di Trieste essendo quest'ultimo per l'UE "parte del territorio doganale della Comunità?
 
 
LA REDAZIONE DEL BLOG

 

giovedì 6 luglio 2017

CONTINUA LA PERSECUZIONE DELLA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA!!



REGIONE FRIULI-VG

CONTINUA
LA PERSECUZIONE
DELLA MINORANZA
LINGUISTICA FRIULANA!!
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dal sito internet della Regione


Notizie

GM: Violino, nuova legge orientamento nega diritti linguistici


29/06/2017, 20:12

(ACON) Trieste, 29 giu - COM/RCM - Fa discutere la nuova legge regionale sulla formazione e l'orientamento nell'ambito dell'apprendimento permanente. Il presidente del Gruppo Misto, Claudio Violino, la definisce "un semplice restyling della legge regionale 76/1982 che non aggiunge niente di nuovo al precedente contesto normativo, se non adeguandolo in modo pedissequo alla norma nazionale e quindi rinunciando a priori a ogni declinazione specifica che sarebbe possibile introdurre grazie alla nostra autonomia speciale".

Il consigliere fa presente l'unica forma di salvaguardia introdotta: la tutela della minoranza linguistica slovena. "Io e il forzista Roberto Novelli (relatore di minoranza della legge) abbiamo presentato emendamenti atti a estendere le previsioni normative a tutela della lingua slovena anche alle altre minoranze linguistiche regionali riconosciute - ricorda Violino -, però non sono stati approvati. Gli emendamenti della Giunta hanno, invece, tenuto in considerazione solo la tutela dello sloveno. Si configura quindi una vera e propria disparità di trattamento tra lo sloveno e le altre minoranze linguistiche della regione, che questo provvedimento ignora.

"Si tratta solo di uno degli aspetti più discutibili di un provvedimento che nasce già vecchio, privo di strumenti innovativi per affrontare la necessità di connettere in modo sempre più stretto formazione e mercato del lavoro: la legge - chiude Violino - è anche finanziata in maniera inadeguata rispetto alle necessità e soprattutto rispetto alle affermazioni di principio sempre formulate da una maggioranza che, per l'ennesima volta, finisce per non ascoltare le sollecitazioni che vengono dal territorio e dagli operatori di settore".

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lunedì 3 luglio 2017

PORTO FRANCO DI TRIESTE? QUALCUNO NON LA RACCONTA GIUSTA!!




PORTO FRANCO DI TRIESTE?


"QUALCUNO"
 

NON LA RACCONTA GIUSTA!



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FURLANI NO XE’ PER BARCA.
 

MA GREGHI NO XE’ PER FABRICA



di Giorgio Cavallo



Quaranta anni fa, negli anni 70, Trieste si ribellò al Trattato di Osimo a causa della previsione di una “zona franca industriale” nell’area carsica di confine tra Italia e Jugoslavia. Alcune anime belle diedero dignità alla opposizione in nome della difesa dell’ambiente e contro il relativo consumo di suolo. Ma l’elemento scatenante della ribellione fu il terrore che stuoli di balcanici, serbi, bosniaci, macedoni, invece di limitarsi a comprare jeans a Ponterosso, venissero ad invadere Trieste e a determinarne uno sconvolgimento etnico.

Mercoledì 28 giugno il ministro Del Rio ha formalizzato e rilanciato i “punti franchi” del Porto di Trieste, inclusa la possibilità di spostamento in altre aree del territorio. Nella presentazione della iniziativa si è posto l’accento, anche da parte dell’Autorità Portuale, sul significato attuale dei “punti franchi”, mettendo in evidenza la possibilità che lì si facciano lavorazioni e trasformazioni delle merci in transito per il porto, dando così l’avvio di molte nuove attività produttive.

Più prosaicamente l’idea immaginifica vincente negli show pubblicitari di presentazione è stata questa: il Porto di Trieste diventa il terminale privilegiato della nuova “via della seta”, con prodotti semilavorati che arrivano dall’Oriente, vengono manipolati sulla base delle diverse tendenze del mercato europeo, e poi ripartono per la loro destinazione finale di mercato. Un po’ meno propagandata appare l’opzione inversa, dall’Europa alla Cina.

Ho l’impressione che non me la contino giusta. I “punti franchi” di questo tipo non mi pare siano più di moda e le merci quanto meno stanno in porto meglio è. La tecnologia dei container insegna. Certi prodotti come il caffè possono ancora essere immagazzinati e ridistribuiti con graduazione, anche le banane forse, ma non è questo quello di cui stiamo parlando. E non è più il tempo in cui gli alabastri prodotti a Volterra vengono stoccati con catalogo nel porto di Trieste per essere poi venduti e spediti in tutto il mondo, come avveniva a fine 800.

Va detto per il vero che oggi le trasformazioni industriali stanno percorrendo strade nuove, siamo nell’epoca di Industry 4.0 sia per le lavorazioni che per i prodotti, e che quindi, diversamente dagli anni 70, siamo al riparo da invasioni di serbi, macedoni e bosniaci. Meno sicuro sono del fatto che l’espansione e l’attivazione dei “punti franchi” non possa riguardare una miriade di operazioni finanziarie con tutte le potenzialità, lecite ed illecite connesse. E questa è una vera chance per Trieste che in passato non si è mai potuta concretizzare.

La questione di fondo però è un’altra. L’asse identificato nelle celebrazioni su porto e cantieristica diventa il riferimento principale del sistema produttivo ed economico regionale, dettandone in sostanza le gerarchie di coinvolgimento dei territori e definendone i poteri dirigenti.

Ne va peraltro dimenticata la presenza a Trieste del polo assicurativo delle Generali, a cui stendere tappeti rossi affinché non se ne vada riducendo drasticamente le entrate erariali della Regione. Da qui, oltre al brand “Trieste Airport”, anche la priorità data alla velocizzazione della ferrovia Venezia - Trieste per meglio servire il business management delle Generali stesse. E relegando così la Udine - Treviso - Venezia, con la sua preponderante utenza, ad un futuro molto lontano.

Il pilastro della cantieristica Fincantieri, con il suo successo industriale e la sua fortunata pervasività territoriale nel campo della subfornitura, comincia a dettare i tempi e i modi della politica industriale. Il presidente Bono è oggi il depositario di quello che è il maggior successo industriale italiano in un campo complesso in cui il lavoro operaio è ancora un fattore determinante. Questo successo è determinato da capacità di progettazione, apertura ad ogni innovazione, ed una elasticità produttiva che permette di produrre il “meglio” al “prezzo più basso”. Invece di decentrare la produzione in luoghi a basso costo del lavoro, è meglio portare gli stessi lavoratori vicino al cantiere ed utilizzarli secondo necessità ed a prezzi variabili rispetto alla tradizionale stabilità operaia. Per tutto ciò che può essere esternalizzato c’è un territorio di forte tradizione artigiana in grado di connettersi alle esigenze dei grandi contratti delle navi vacanza.

Lo schema di Bono è vincente e potrà probabilmente trovare spazio di espansione anche con Industry 4.0. Ma prendiamolo nella sua necessità e particolarità, non come modello per il futuro. Se non altro per i costi sociali che determina.

E veniamo ai “greghi”. La logistica portuale che trecento anni fa ha iniziato ad illuminare Trieste può essere un faro per il futuro, ma il suo cono è tutto da verificare. Di quale logistica parliamo e come questa logistica portuale si connette con le gerarchie del territorio regionale?

Trieste soffre del complesso di Maria Teresa. Si aspetta sempre una decisione politica che ne determini il futuro. Ma oggi non può essere più così.

Ci sono due visioni logistiche che riguardano l’ambito geografico del F-VG. Una è quella degli scambi tra l’Italia, l’est europeo e parte dell’Europa centrale, di riferimento prettamente autostradale e speriamo nel futuro anche ferroviario. L’altra è quella proposta dalla portualità triestina come snodo nord-sud, di fatto estero per estero, che cerca di farsi strada su un possibile mercato dove ci sono forti concorrenze non superabili da una decisione politica.

La logistica prevalente di terra, est-ovest e sud ovest-nord, è la sfiga-opportunità storica che ha coinvolto il Friuli, e non solo per le opportunità dei commerci. Lungo la catena della logistica di terra si è da sempre sviluppata anche l’imprenditorialità del Friuli che ne ha colto alcune occasioni, e che, eventualmente può anche avvalersi della portualità disponibile, ma non ne è dipendente.

Qui nasce lo scontro di potere in atto, in cui un manipolo di manager e politici tenta di imporre una visione falsa della realtà, allo scopo credo, tutto sommato non criminoso, di canalizzare alcune risorse ed imporsi come gruppo dirigente. Non si tratta di nulla di nuovo. Porto di Trieste, Generali e Fincantieri con le teste di cuoio dei “contractors” pordenonesi, sono in azione ma agiscono grazie alla debolezza di rappresentanza del territorio ed alla subornazione di altri deboli poteri politici.

Non ci vorrebbe molto per riequilibrare le idee e far capire quali spazi e relazioni sono più utili agli interessi generali ed alla dimensione geografica effettiva del Friuli e di Trieste.

Giorgio Cavallo 29 giugno 2017

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L'analisi di Giorgio Cavallo è stata pubblicata sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO (Udine) lunedì 3 luglio 2017 a pagina 22 con il titolo “La change di Trieste e la paura del Friuli di finire nell'angolo”.

La Redazione del Blog ringrazia Giorgio Cavallo per averle concesso la pubblicazione della sua ottima e precisa analisi economica/politica che svela  i retroscena politici  dello “show pubblicitario” di presentazione del rilancio dei “punti franchi” del Porto di Trieste.
 
Grazie Giorgio! Illuminante la tua analisi!

La Redazione del Blog
 

sabato 1 luglio 2017

IL FRIULI NON PUO' PAGARE LO SVILUPPO DEL PORTO TRIESTINO!!


Comitato per l'autonomia
e il rilancio del Friuli

COMUNICATO STAMPA

1 luglio 2017

IL FRIULI
(province di Udine, Pordenone e Gorizia)
NON PUO' PAGARE
LO SVILUPPO DEL PORTO TRIESTINO!
 

Fino a quando la politica regionale, sempre più triestinizzata continuerà a raccontare al milione di friulani la barzelletta che lo sviluppo di Trieste porterà beneficio all'intera regione, ossia al Friuli?
 
Noi vediamo altro!
 
I treni che partono dal porto di Trieste sono sigillati e non si fermano nel resto del territorio regionale che subisce esclusivamente una “inquinante servitù di passaggio”, con Udine che si vorrebbe ridotta a mero casello ferroviario.

L'industria friulana è stata invitata dagli operatori del porto triestino a trasferirsi nel retroterra portuale triestino per godere delle agevolazioni del porto franco. Questo significa proporre un impoverimento del tessuto produttivo friulano in terra friulana. Ossia, per essere più chiari, un aumento della disoccupazione in Friuli determinato dalla diminuzione di attività produttive che troveranno più conveniente sul piano fiscale utilizzare i benefici del porto franco triestino.

Nessun beneficio ne ricaverà l'interporto di Cervignano fino ad ora sempre snobbato dal Porto di Trieste.

La montagna friulana e il Friuli in difficoltà economica e sociale, luogo di progressivo decremento demografico e nuovamente terra di emigrazione, non potranno beneficiare di fondi regionali adeguati per il loro sviluppo perchè la regione sarà finanziariamente impegnata a “spendere e spandere” i soldi di tutti i cittadini della regione principalmente nel porto di Trieste erroneamente indicato dalla politica regionale triestinizzata come il motore dello sviluppo regionale.

Lo sviluppo del porto di Trieste (con i conseguenti elevatissimi finanziamenti regionali) in realtà andrà a beneficio solo di Trieste e di pochi altri singoli operatori, creando nello stesso tempo impoverimento nel resto della regione che si vedrà privato dei fondi regionali necessari per lo sviluppo del manifatturiero friulano (a cui serve raramente il porto di Trieste), dell'agroalimentare friulano (a cui non serve il porto di Trieste), del settore turistico friulano (a cui serve poco il porto di Trieste), per lo sviluppo della cultura, della ricerca e della innovazione in terra friulana (a cui, nuovamente, non serve il porto di Trieste).

Lo squilibrio, mai sanato, come le risorse destinate all'università, tra i fondi distribuiti dalla regione a Trieste a discapito del resto del territorio regionale, aumenterà in maniera esponenziale e diventerà ancora più pesante.

Il Friuli deve chiedere che lo sviluppo del porto di Trieste non avvenga, come si è detto, a carico del resto della regione e che ampie misure compensative devono essere previste perchè l'unico vantaggio dei friulani non potrà e non dovrà essere quello di trasferirsi a Trieste per regalare le loro braccia e il loro intelletto a questa città.

P.S. Ma con lo sviluppo del Porto Franco non vi saranno meno imposte versate nelle casse dello Stato (e quindi della Regione) per il solo vantaggio degli operatori che vi operano?

Per il COMITATO PER L'AUTONOMIA
E IL RILANCIO DEL FRIULI

Roberta Michieli
 
 

martedì 27 giugno 2017

LA REGJON DI TIZIANO TESSITORI SI CLAME " FRIULI - VENEZIA GIULIA"!!


 

 La regjon di Tessitori

si clame

"FRIULI (tratin) VENEZIA GIULIA"!!

La Regjon di Tessitori

e veve il tratin

jenfri Friûl e Vignesie Julie

e no si clamave "FVG"
 
.....
 
Dal sito della

Regione Friuli-VG




CR: 70° APPROVAZIONE EMENDAMENTO TESSITORI PER ISTITUZIONE REGIONE FVG

25/06/2017, 16:03


(ACON) Trieste, 25 giu - COM/MPB - Settant'anni fa, esattamente il 27 giugno 1947, l'Assemblea costituente approvava l'emendamento presentato da Tiziano Tessitori per l'istituzione della Regione Friuli Venezia Giulia a statuto speciale.

Settant'anni dopo, il 27 giugno 2017 (martedì), il Consiglio regionale ricorderà quel momento della nostra storia con una celebrazione che si terrà nell'Aula consiliare alle 12.00, cui seguirà l'inaugurazione di una mostra dedicata alla figura del senatore Tessitori.
............
 
 
Tratto dal libro "Venezia Giulia - la regione inventata" a cura di Roberta Michieli e Giuliano Zelco, Edizioni Kappa Vu - pubblicato nel 2008 - pagina 246-247
 
12 ottobre 2001 - quotidiano regionale il Messaggero Veneto (...) pagina 10 (...)

Testo: (....) Poco più di un refuso del legislatore o la precisa volontà di mettere fine a ogni ipotesi di divisione della nostra regione?

"Nessun dubbio - dice l'onorevole diessino Antonio Di Bisceglie che nella precedente legislatura fu uno degli estensori delle norme costituzionali -. Ho chiesto personalmente che quel trattino venisse tolto perché ritenevo fosse indicativo di  divisioni e dualismi che all'interno della nostra regione non devono più avere cittadinanza. Rivendico in pieno questa scelta perché credo che una delle ragioni della specialità del Friuli Venezia Giulia sia proprio quello di essere un'unica realtà che raccoglie molte diversità".

Non si può che rimanere sbigottiti leggendo l'affermazione: "Un'unica realtà che raccoglie molte diversità". E' quanto di più lontano dalla realtà che la storia e la geografia ci raccontano. Un assurdo revisionismo storico/geografico. Un'affermazione figlia dell'ideologia unitarista che considera "morale" cancellare un trattino che rappresenta la storia di questa Regione e "immorale" riconoscere e prendere atto che questa Regione è formata da due territori.   
 
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COMMENTO
DELLA REDAZIONE DEL BLOG 
 
Quello dell'Aula consiliare, un ricordo - oggi 27 giugno 2017 - pieno di smemoratezze tutte documentabili.
 
Non era questa la Regione che il Senatore Avv. Tiziano Tessitori voleva. Perfino il nome dato alla regione 70 anni fa, con un colpo di mano dell'onorevole diessino Antonio Di Bisceglie (come da dichiarazione stampa riportata virgolettata dal Messaggero Veneto il 12 ottobre 2001), è stato profondamente modificato cancellando così la dualità regionale ben presente nel 1946/47 ai Padri Costituenti.....
 
LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
 

domenica 25 giugno 2017

RADIO ONDE FURLANE - DRET E LEDRÔS : AUTONOMIE


 
F R I U L I

RADIO RADIO FURLANE
 

DRET E LEDRÔS
 

Dret e ledrôs, l’aprofondiment setemanâl di atualitât. Un confront a plui vôs sui argoments plui cjalts che a tocjin il Friûl, tra cronache, politiche, culture, ambient e teritori, cul coordenament de redazion e cu la conduzion di Mauro Missana. 

di sabide il 27 di Mai 2017


A U T O N O M I E
 



Dibatit une vorone interessant su la Autonomie in Friûl intai secui e in dì di vuê.

Une autonomie vecje di secui ancje se i furlans lu àn dismenteât cussì come no san pardabon nuie de grande e impuartantone storie dal Parlament furlan, storie che intes scuelis furlanis no si studie mai...
 
Compliments
a Radio Onde Furlane
pe biele trasmission!


Intervents:
 

- "Il Parlament de Patrie dal Friûl" di Guglielmo Cecone 

presentazion dal libri di Guglielmo Cecone, "IL PARLAMENTO DELLA PATRIA DEL FRIULI - storia della più antica Assemblea legislativa d'Europa (1228-1805) " -  Corvino edizioni - marzo 2017

- Intervent di Diego Navarria - President de "Assemblee de Comunitât linguistiche furlane"

- Intervent dal Sindic Markus Maurmair, sindic dal Comun di "Valvasone Arzene" e component dal "Pat pe autonomie"

- Intervent di Marco Stolfo - espert di popui minorizâts e lenghis minorizadis

- Intervent di Paolo Fontanelli  - President del "Comitât pe autonomie e il rilanç dal Friûl": la future  leç eletorâl  e i ricors dai Furlans cuintri l'Italicum. 



BUINE SCOLTE!!

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giovedì 22 giugno 2017

MINORANCIS LINGUISTICHIS.... E VONDE!!



 

«Minorancis linguistichis»
 e.....vonde!

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Dal Blog di EURO FURLAN

il 21 di Jugn 2017
 

"Minorancis nazionâls"

e "comunitâts regjonâls"

«Continuiamo così,

 facciamoci del male»




 
Îr sul MV e je saltade fûr la pagjine ‘Marilenghe’, che si vierç cun chest articul là che si fevele di minorancis linguistichis e leçs eletorâls.
 
Al è un articul interessant, ancje se al palese cualchi contradizion e cualchi imprecision.

 In particolâr, propit lant daûr di chel, nus tocje marcâ il fat che nol è dome il Stât talian che
«al à inmò di cjapâ at dal test de Costituzion dal 1948».
 
Cun di fat, a àn ancjemò di fâlu ancje tancj di lôr che a scrivin sui gjornâi, par talian e magari ancje par furlan. E magari ancje cun chê di promovi la lenghe, la culture e i dirits dai furlans.

 Dut chest si palese juste intun passaç di chest articul (che magari cussì no, a chel pont nol è dome interessant ma magari cussì no al fâs ancje vignî i sgrisui) là che si fevele di presumudis
«minorancis nazionâls» e altris presumudis «comunitâts regjonâls».
 
L’articul 6 de Costituzion al proferìs il principi di fonde che «la Republiche e tutele lis minorancis linguistichis cun normis di pueste»: «minorancis linguistichis» e vonde.

 No esist nissune distinzion tra presumudis «minorancis nazionâls» e altris presumudis «comunitâts regjonâls». O tornìn a scrivilu: a son dutis «minorancis linguistichis», e vonde.
 
Il fat che tal cjâf di cualchi politic talian e esisti (ancjemò…!!!) cheste presumude distinzion, che e puarte a fâ fîs e fiastris tra lenghis e comunitâts – prime tra tutele «extra-costituzionâl» e mancjance di tutele e po tra tutele «extra-costituzionâl» e mancjade metude in vore de Leç 482/1999 (par esempli tal cjamp dal servizi public radiotelevisîf) – nol è un bon motîf ni par crodi ni, ancjemò di mancul, par fâ crodi ae int che cheste vision ideologjiche e sedi la realtât. E propit parcè che – cemût che al è scrit tal articul stes – cheste «e je une cuistion di principi!»…
 
La etichete «minorancis linguistichis” (cu la zonte di “storichis”, daûr de Leç 482/1999) e vâl par dutis lis popolazions ricognossudis tal articul 2 di chê stesse Leç (che a sedin defininidis cuntun agjetîf etnic o tant che «parlanti» une des lenghis che a son elencadis nol cambie nuie), daûr dal principi di fonde proferît cul articul 6 de Costituzion. A son dutis «minorancis linguistichis», e vonde.
 
Se impen si va daûr de Convenzion cuadri pe protezion des minorancis nazionâls dal Consei de Europe, che e je stade ratificade de bande dal Stât talian ancjemò tal 1997, dutis chês comunitâts (cu la zonte di rom e sinti, dismenteâts fin cumò de normative taliane) a son calcoladis tant che «minorancis nazionâls» e la lôr tutele (di dutis, no dome di chês che a fevelin chê stesse lenghe che dilà dal clap e je chê dominante e uficiâl) al è l’impegn che la Republiche taliane e à cjapât sù propit cu la ratifiche fate daûr de Leç 302/1997 e che magari cussì no e à mantignût une vore pôc, massim cun riferiment aes comunitâts furlane e sarde.
 
Lis peraulis a son impuartantis. Si à di fâ atenzion. Soredut se si à chê di di promovi la lenghe, la culture e i dirits dai furlans.
 
Se di no, par dîle ancjemò cun Nanni Moretti: «Continuiamo così, facciamoci del male».
 
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COMENT
 
No podìn che jessi dacuardi cun "Eurofurlan".

Fin cuant varino ancjemò di lei su la stampe chestis falopis di fâ sgrisulâ?
 
 
La Redazion dal Blog
 



martedì 20 giugno 2017

METANODOTTO TRIESTE-GRADO-VILLESSE? MENO MALE CHE AL REFERENDUM DEL 4 DI DICEMBRE 2016 HA VINTO IL NO!!


Metanodotto Trieste-Grado-Villesse
al servizio del rigassificatore di Zaule??
Meno male che al referendum
del 4 di dicembre 2016 
ha vinto il NO!!!
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DA FACEBOOK - COMMENTO POSTATO 
DA GIORGIO CAVALLO 

June 16 at 2:15am ·

DUE NOTIZIE DI ORDINARIA DIS-AUTONOMIA.
LO STATO INVADE LA REGIONE ABBOZZA
di Giorgio Cavallo

Ambedue dal Piccolo di oggi 16 giugno 2017. La prima: per organizzare una Sagra, avendone tutte le caratteristiche previste dalle leggi, la normativa regionale prevedeva la presentazione di una comunicazione (SCIA: segnaletica certificata di inizio attività) al Comune anche il giorno stesso dell’inizio della manifestazione. Ora è sopravvenuto un decreto legislativo dello stato che prevede venga presentata una richiesta di “autorizzazione” almeno 30 giorni prima. Le Pro Loco le Sagre le faranno lo stesso (i friulani sono obbedienti) ma non mi sembra una opera di disboscamento della burocrazia che lo stato deve fare per mettere in riga le corrotte Regioni.
La seconda: il ministero dell’ambiente ha espresso la Valutazione di Impatto Ambientale positiva sul metanodotto Trieste-Grado-Villesse al servizio del rigassificatore di Zaule, che anch’esso ha già avuto parere positivo. Come noto tutte le istituzioni regionali (Regione F-VG, Comune di Trieste etc.) hanno espresso posizione contraria all’intervento, ma le loro considerazioni (come quelle di comitati ed associazioni) non sono state accettate in sede di VIA. Adesso siamo vicini alla Conferenza di Servizio che dovrà dare l’autorizzazione definitiva all’opera. In quella sede, ha annunciato l’ass. Vito, la Regione esprimerà il suo parere negativo e la cosa dovrebbe bloccare l’opera. Speriamo, ma non tutti sono sicuri di ciò. 
Val la pena di ricordare che, se la riforma costituzionale fosse stata approvata, la materia sarebbe stata di esclusiva competenza statale e del parere della Regione se ne facevano un baffo.


GIORGIO CAVALLO

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La Redazione del Blog ringrazia Giorgio Cavallo per averle concesso la pubblicazione del suo commento.