lunedì 24 aprile 2017

La minoranza linguistica friulana? Maltrattata, discriminata e portatrice di voti a favore del collegio elettorale triestino!





REGIONE FRIULI-VG

LA MINORANZA
LINGUISTICA FRIULANA?

MALTRATTATA, DISCRIMINATA,
E PORTATRICE DI VOTI A FAVORE DEL
COLLEGIO ELETTORALE TRIESTINO!!

V O N D E / B A S T A !
......

dal quotidiano

IL PICCOLO di Trieste

22 aprile 2017



Seggio per gli sloveni, pressing sul Colle.

di Marco Ballico

TRIESTE. Tamara Blazina ha già fatto sapere che lascerà il Parlamento a fine legislatura. Ma non ha alcuna intenzione di andarsene senza aver prima blindato il seggio della minoranza slovena. Assieme a lei, per quell’unico, ma non irrilevante posto in una delle due Camere, si batte Lodovico Sonego (…)

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COMMENTO 

La minoranza linguistica friulana (solo 600 mila friulanofoni!) non può essere discriminata e considerata una minoranza linguistica di serie B: lo ha stabilito la Corte Costituzionale in diverse sentenze!!

Come già denunciato più volte, con i nuovi collegi elettorali (legge Italicum) la minoranza friulanofona sarà portatrice di voti a favore dei candidati triestini, candidati   notoriamente "minimalisti" e poco sensibili - se non perfino ostili -  ai diritti linguistici di questa minoranza oltre che, ovviamente,  essere pesantemente triestinocentrici.

On.le Blazina, senatore Sonego,  vogliamo rimediare a questa norma incostituzionale che penalizza moltissimo la seconda minoranza (in termini numerici) che vive in Italia?

O per voi esistono in regione solo i diritti linguistici dei circa 50.000 sloveni? Pare proprio di Sì....

http://comitat-friul.blogspot.it/2015/07/italicum-collegi-elettorali-minoranza.html

Ricordiamo che la Costituzione slovena prevede il "posto garantito in Parlamento"  per "tutte" le minoranze linguistiche che vivono in Slovenia e non discrimina tra minoranze: chissà se questo piccolo "particolare", Blazina e Sonego lo hanno precisato  al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella...


Basta discriminare
la minoranza
linguistica friulana!

NON E' UNA MINORANZA
DI SERIE B!

LA REDAZIONE DEL BLOG


mercoledì 19 aprile 2017

QUANDO LE MINORANZE LINGUISTICHE FRIULANA, SLOVENA E TEDESCA, NELLO STATUTO REGIONALE?


Regione Friuli-Vg

QUANDO LE MINORANZE LINGUISTICHE

FRIULANA, SLOVENA E TEDESCA

NELLO STATUTO REGIONALE?

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Dal quindicinale in lingua slovena

DOM

del 15 aprile 2017

(articolo a cura di M.Z.)




RUBRICA “SOTTO LA LENTE”

La presidente Serracchiani è intervenuta a favore della minoranza in Carinzia, ma in Friuli Venezia Giulia la situazione è peggiore.

La presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha scritto al governatore della Carinzia, Peter Kaiser, per segnalare l'assenza di ogni riferimento alla comunità slovena nel nuovo Statuto del Land, in fase di approvazione.

"Sento l'obbligo – ha scritto Serracchiani – di rendermi portavoce delle associazioni rappresentative della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia. Da loro – ha spiegato la presidente – sono giunte segnalazioni preoccupate in merito alla possibile assenza, nel testo del nuovo Statuto regionale della Carinzia, di un cenno alla presenza storica della minoranza slovena sul territorio carinziano".

Allo stato delle cose, sembra assodato che la comunità slovena sarà espressamente citata nella legge fondamentale del Land, mentre le polemiche infuriano a proposito della definizione del tedesco come unica lingua regionale a dispetto del bilinguismo nella parte meridionale della regione.

Bene ha fatto la presidente Serracchiani a scrivere a sostegno di un diritto fondamentale dell'uomo (che non può essere esclusivamente affare interno di uno Stato o di una regione), ma ora ci vorrebbe, anche per una questione di coerenza, altrettanto impegno perchè gli sloveni e le altre comunità linguistiche trovino spazio nello Statuto del Friuli Venezia Giulia.

Le comunità linguistiche vi sono, infatti, menzionate di sfuggita e molto genericamente solo al terzo articolo, che determina come in regione sia riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza linguistica e con la salvaguardia delle loro caratteristiche etniche e culturali.

Lo Statuto del Friuli Venezia Giulia, che risale al 1963, ha subito diverse modifiche e integrazioni con legge costituzionale, ma non è mai andata in porto alcuna iniziativa tendente a inserire espressamente sloveni, friulani e tedeschi, anche se proprio allo loro presenza si deve la specialità regionale.

L'ultimo aggiornamento della costituzione regionale risale all'anno scorso per eliminare le province, ma a nessuno venne in mente la questione etnico-linguistica. Il tentativo più serio, in tal senso, fu fatto ai tempi dell'amministrazione Illy.

M.Z. 

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COMMENTO DELLA
REDAZIONE DEL BLOG

Non possiamo che concordare con gli amici sloveni della redazione del quindicinale DOM sulla necessità che friulani, sloveni e tedeschi trovino spazio nello Statuto di autonomia speciale della nostra regione.

Non possiamo però essere d'accordo sull'ultima affermazione dell'articolo: "Il tentativo più serio, in tal senso, fu fatto ai tempi dell'amministrazione di Illy"-

Il tentativo effettuato ai tempi della Giunta Illy, fu un pessimo tentativo tutto da dimenticare perchè inseriva nello Statuto  di autonomia speciale della nostra regione pesanti discriminazioni incostituzionali  a  danno della minoranza linguistica friulana.

Così allora protestò ufficialmente la minoranza linguistica friulana:

dal sito del Comitato 482:

"Comitato 482: perché diciamo no a questo Statuto regionale"



Non basta "il fare",
bisogna soprattutto "fare bene!" 

LA REDAZIONE DEL BLOG


martedì 11 aprile 2017

UTI - UN DISASTRO ISTITUZIONALE PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE CHE VA FERMATO!


REGIONE FRIULI-VG

"UNIONI TERRITORIALI
INTERCOMUNALI (UTI)"?

 UN DISASTRO ISTITUZIONALE
PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE 
CHE VA FERMATO! 
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Con la vittoria del NO al referendum del 4 di dicembre 2016 è stato - dal popolo italiano - bocciato lo smantellamento del Titolo V della Costituzione italiana e la cancellazione DI FATTO dell'articolo 5 della Costituzione italiana (Principio autonomistico).

La sconfitta del SI al referendum del 4 dicembre 2016, ha dunque scompigliato le carte di chi voleva, "renziani" in primis,  la centralizzazione più asfissiante  e la fine  del Principio autonomistico,

http://comitat-friul.blogspot.it/2016/12/referendum-il-no-non-basta.html

La legge regionale 26/2014 - riforma degli enti locali - fortemente voluta e imposta con i ricatti e la tecnica "della carota e del bastone" dalla Presidente Serracchiani, per tre anni Vice Segretaria di Matteo Renzi e del Partito Democratico, ha come scopo prioritario la  centralizzazione  nell'ente  regione  di tutte le  più importanti  funzioni  provinciali e soprattutto lo smantellamento totale  dell'autonomia  comunale attraverso "il trasferimento coatto e imposto dall'alto" a favore delle UTI (che non sono enti locali e neppure territoriali!) delle 1) funzioni fondamentali comunali, 2) della podestà regolamentare comunale e 3) dell'autonomia finanziaria comunale di entrata e di spesa: 1) 2) e 3) sono diritti costituzionali previsti a favore dei Comuni nel Capitolo V della Carta costituzionale in applicazione dell'articolo 5 della Costituzione italiana....

L'attuale enorme caos amministrativo in cui versa la nostra regione, non pare turbare l'attuale Giunta regionale: fondamentale è "IL FARE", non il "FARE BENE"!!
 
I magistrati del TAR del Lazio con l'Ordinanza pubblicata il 20 gennaio 2017  hanno ritenuto "l'esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni, mediante unioni o convezioni, da parte dei Comuni", di dubbia costituzionalità, dichiarando  la  questione di  legittimità  costituzionale  posta   da   2.200   comuni  italiani rappresentati  in giudizio dalla Associazione A.S.M.E.L,   "rilevante e non manifestamente infondata" . 

http://comitat-friul.blogspot.it/2017/03/per-il-tar-del-lazio-la-gestione.html

E alla base di tutta la costruzione legislativa  della L.r. 26/2014 - riforma enti locali c'è proprio la "OBBLIGATORIETA'" imposta  dall'alto ai Comuni di cedere i punti 1) 2) e 3) alle UTI.

Dall'ottimo articolo a firma di Roberto Pensa pubblicato a pagina 3 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine - LA VITA CATTOLICA - di mercoledì 5 aprile 2017 - con il significativo titolo "Fuoco amico sulle Uti",  riportiamo la dichiarazione - virgolettata nell'articolo - di Diego Navarria, sindaco di Carlino e Presidente della "Assemblea della comunità linguistica friulana":
 
"L'UTI deve essere un centro servizi per i comuni e non un ente che li sovrasta e che li svuota - ha ribadito Navarria -, perché il fondamento della coesione sociale della Comunità è il Comune. La scelta sull'adeguatezza dei servizi da mettere insieme ad altri oppure no deve essere del sindaco e non legata ad astratti parametri della popolazione" .

Non possiamo che essere d'accordo con il sindaco Diego Navarria!

E' un obbligo a questo punto il fermarsi e il riscrivere totalmente questa pessima riforma regionale che ha fatto precipitare la nostra regione in un caos che prima d'ora non si era mai visto...

Se la Consulta delibererà - come è altamente probabile - che è incostituzionale l'art. 14 del D.L. 78/2010 nel comma in cui si IMPONE  ai Comuni  l'esercizio associato delle funzioni fondamentali,  questa sentenza sarà vincolante anche per la nostra regione "speciale".

Comunque già ora "la furbata" di aver modificato, in funzione della imposizione delle UTI, l'art. 11 del nostro Statuto di autonomia, risulta trovare limiti nella sua applicazione sia nell'art. 5 della Costituzione italiana (inviolabile anche per le regioni a statuto speciale contenendo uno dei Principi fondamentali della Repubblica italiana) che nell'art. 4 dello stesso  Statuto di autonomia speciale che pone chiari "paletti" costituzionali e internazionali al potere legislativo della regione Friuli -Vg "sull'ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni".

Il "NUOVO" art. 11 deve come minimo accordarsi con l'articolo 4 del nostro Statuto di autonomia e l'art. 5 della Costituzione italiana...

Ricordiamo che le recenti modifiche allo Statuto di autonomia speciale della nostra regione risultano essere state approvate in Parlamento con una maggioranza "risicata", appoggiate acriticamente dal "Governo amico di Matteo Renzi"  e senza attendere - come sarebbe stato auspicabile - il risultato del Referendum del 4 dicembre 2016...

LA REDAZIONE DEL BLOG

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Un'ampia parte del documento è stata pubblicata sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, nella rubrica "Giornale aperto", mercoledì 12 aprile 2017 con il titolo "Le Uti, disastro che va fermato subito"

 

lunedì 10 aprile 2017

ELETTRODOTTO TERNA REDIPUGLIA-UDINE OVEST: ANCHE IL FRIULI FA PARTE DELLA "NAZIONE ITALIA"?






Comunicato stampa 
 
6 aprile 2017
 
 
 
 
 
Si lavora a pieno ritmo, in Friuli!
 



Sono ripresi i lavori di Terna per la linea ad alta tensione Redipuglia - Udine ovest nonostante le tante proteste e denuncie.

Più che le parole possono valere le immagini di questa mattina:
 
 

   
Lo splendido "panorama" dei piloni
dell'elettrodotto Terna, Redipuglia-Udine Ovest
(foto del Comitato per l'autonomia
 e il rilancio del Friuli) 
 
 

Vi sarebbe l'articolo 9 della Costituzione che dice:  

"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."

Si poteva interrare, si poteva rivedere se effettivamente serve ancora, visto che l'ABS oggi lavora tranquillamente anche senza la nuova linea o è la parola finale dell'articolo 9 della Costituzione che dobbiamo prendere in considerazione: forse non facciamo parte della “Nazione” e siamo altro? 

Grave che tutte le Giunte regionali siano state alleate di Terna contro le decennali richieste di interramento dell’elettrodotto provenienti dal territorio friulano e una Sentenza del Consiglio di Stato estremamente chiara e avversa a Terna.

Per il Tar del Lazio – nella sua ultima sentenza di rinvio a ottobre della discussione sull'ultimo recente ricorso - l’elettrodotto in questione “non è definitivo” e può essere demolito in un futuro che i friulani, pazienti, sperano prossimo.
 
per il Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli

il presidente
Paolo Fontanelli 
 
 

martedì 4 aprile 2017

MINORANCIS LINGUISTICHIS - PRESEADE PRESIDENTE SERRACCHIANI....



MINORANCIS LINGUISTICHIS

PRESEADE PRESIDENTE SERRACCHIANI

PRIME DI LÂ A TIRÂ LIS ORELIS
AL PRESIDENT DE CARINZIE,
PETER KAISER.........

ae tiradis lis "sôs" orelis?

FORSIT

al sarès di meti in vore il telegjornâl RAI ancje in lenghe furlane (la minorance slovene lu à za di une vore di agns...) e di ricognossi ai furlans almancul i stes dirits de minorance ladine (20 mîl di lôr) e di chê slovene (50 mîl di lôr), prime di lâ a fâ  "la mestre" in Carinzie.......

Ancje parcè che nô Furlans (dome 600 mîl fevelants la lenghe furlane!) o sin une vore mal metûts cu la leç regjonâl 29/2007 - tutele lenghe furlane  - une leç di dîs agns indaûr ancjemò in spiete di une vorone di regolaments e  cun fruçons di bêçs pe sô atuazion. E no stin fevelâ de leç statâl 482/99 cuasi cence finanziaments.....
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DAL SITO "REGIONI.IT"

Minoranze: Serracchiani a Kaiser, Statuto Carinzia menzioni sloveni

sabato 25 marzo 2017


La presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in una lettera inviata al governatore carinziano, Peter Kaiser, ha segnalato l'assenza di ogni riferimento alla comunità slovena nel nuovo Statuto della Regione Carinzia.

"Sento l'obbligo - ha scritto Serracchiani - di rendermi portavoce delle associazioni rappresentative della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia".

"Da loro - ha spiegato la presidente - sono giunte segnalazioni preoccupate in merito alla possibile assenza, nel testo del nuovo Statuto regionale della Carinzia, di un cenno alla presenza storica della minoranza slovena sul territorio carinziano".

Nella missiva è comunque ribadito l'ottimo livello di rapporti tra le due Regioni, che si concretizza nella collaborazione transfrontaliera e nell'esercizio di buone pratiche amministrative e legislative. E proprio ribadendo questo spirito di amicizia che Serracchiani "nel massimo rispetto delle attribuzioni dietali della Regione Carinzia" tiene a ricordare che "il riconoscimento e la tutela delle minoranze linguistiche è un pilastro di quell'Unità nella diversità che rende grande l'Europa".

La Carinzia è la regione più meridionale dell'Austria e conta 550mila abitanti, di cui almeno 10 mila di madrelingua slovena.

Alla fine della prima guerra mondiale, il territorio fu conteso dal Regno dei serbi, croati e sloveni, ma il plebiscitò del 1920 sancì l'appartenenza allo Stato austriaco.


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Cussì al comente Remo Brunetti, un furlan di Cjavaç, la tirade di orelis de Presidente Serracchiani..... 

Letare  publicade di pôc inte pueste dai letôrs sul cuotidian il Messaggero Veneto di Udin e mandade ancje al nestri Comitât.

Un "brâf" a Remo Brunetti.   
 


Preseât diretôr,

'O ai let cun plasei sul M.V. dai 27 di Març la notizie di une letare inviade da Presidente da regjon Friûl-V.G. Debora Serracchiani, al President dal land da Carintie, Peter Kaiser.

In cheste letare, la Presidente Serracchiani, come che si use tra vicins ‘e a prudelât i dirits da minorance slovene da Carintie. E dal moment che i dirits des minorancis a son universâi, ven a stai che in cualsisei puest un dirit al reste un dirit, si pos propit dî che la Presidente Serracchiani a veti fat ben a fâ chel pas. Jo cumò no sai ce che al à rispuindût Peter Kaiser, President da Carintie, ma ancje lui al varès vût cualchi consei di dânus sul cont de tutele des minorancis in chest cjanton di Europe. Secont me al varès podût ancje rispuindi cussì: "Grazie, cjare Presidente par vênus ricuardât i nestris dovês rivuart ai 10.000 slovens che a son a stâ chenti. Visiti però ancje dai dirits di chei 650.000 furlans ( leç regjonâl 29/2007 e leç 482 dal 1999) che a son ancjemò a spietâ di vê, come che e àn bielzà vût i ladins dal Sud Tirôl, il stes tratament che e àn i talians e i slovens tal Friûl-Vignesie Julie." 


Remo Brunetti

Cjavàç|Cavazzo Carnico - 1 di Avrîl 2017

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DA FACEBOOK  - Laboratori di autonomia



 IL GAZZETTINO 29.03.2017 - di Antonella Lanfrit


 Navarria per i 102 sindaci della “marilenghe” chiede provvedimenti come in Alto Adige «Ai friulani i diritti dei ladini»

 «Sulla certificazione il Governo ha riconosciuto a Bolzano pari dignità a tre idiomi»

«Perché, riguardo l’uso delle lingue minoritarie, dobbiamo continuamente denunciare e inseguire altre regioni, più propositive della nostra. Se lo chiede Diego Navarria, il presidente dell’Assemblea della comunità linguistica friulana – l’organismo istituito con legge regionale e che oggi annovera l’adesione di 102 Comuni sui 175 friulanofoni in regione -, dopo aver appreso della decisione del Governo nell’ultimo Consiglio dei ministri, quello di venerdì scorso. In quell’occasione si è dato il via libera a una norma di attuazione dello Statuto speciale del Trentino-Aldo Adige con la quale, in sostanza, si equipara la lingua ladina in tutto e per tutto a quella italiana e tedesca riguardo alle modalità di accertamento della stessa per le assunzioni degli impiegati della pubblica amministrazione in Provincia di Bolzano e per il personale pubblico della Provincia di Trento qualora abbiano competenza regionale. Nel particolare, il decreto legislativo del Governo dispone che «l’esame per l’accertamento della conoscenza della lingua ladina sia effettuato con le medesime modalità che caratterizzano l’accertamento delle lingue italiana e tedesca e che si concluda con analogo attestato». Inoltre, il provvedimento interviene anche in materia scolastica nella Provincia di Bolzano. Si prevede che gli studenti delle scuole delle località ladine, che abbiano frequentato per dieci anni tali scuole, se conseguono presso di esse un diploma di scuola superiore e un titolo universitario. Possono ottenere l’attestato di conoscenza delle tre lingue. Non da ultimo, per il personale di lingua ladina si dispone che l’esame di ladino normato nel 1983 sia equiparato all’esame per l’accertamento della conoscenza della lingua ladina. Da tali premesse, Navarria incalza la Regione con un altro quesito: «E da noi, perché nulla si muove rispetto alla conoscenza della madrelingua per i dipendenti della pubblica amministrazione?». Non solo i friulani in Friuli Venezia Giulia sono la maggioranza, mentre in Trentino-Adige i ladini sono una minoranza, ma per di più qui, ricorda il presidente dell’Assemblea, «l’articolo 4 del nostro Statuto stabilisce che la Regione ha potestà legislativa in materia di ordinamento degli Uffici e degli enti dipendenti dalla regione e stato giuridico ed economico del personale a essi addetto». Perciò, sostiene, «la Regione avrebbe potuto da sempre, ed era sua potestà, richiedere l’accertamento della conoscenza della lingua friulana ai dipendenti pubblici. Non sarebbe stato null’altro che il riconoscimento del diritto, a chi si fosse rivolto a un ufficio, di poter usare la sua lingua». Navarria invita quindi la Regione «a provvedere con una norma ordinaria che, senza estremismi talebani, preveda l’accertamento di competenze nella lingua friulana, almeno per una quota di dipendenti, da accertare mediante il possesso di una certificazione linguistica o prova d’esame al momento dell’assunzione. Ne beneficerebbero i nostri lavoratori friulani ma soprattutto lo status della nostra lingua».
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LEI ANCJE....

Cuissà mai parcè che ai Furlans,
che a son la maiorance in Regjon,
i dirits linguistichis a vegnin simpri dineâts?

Forsit parcè che Triest  no je furlane
e i politics furlans no movin mai un dêt?

La Redazion dal Blog


mercoledì 29 marzo 2017

DOMENIE 2 DI AVRÎL - A SAPADE/PLODN FIESTE GRANDE DE PATRIE DAL FRIÛL 1077/2017




Immagine pubblicata sul sito
ufficiale dell'ARLeF


STORIE DE FIESTE



CALENDARI DAI EVENTS


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3 Avrîl a Sapade
cun tante voie di Friûl


dal sito del mensile "LA PATRIE DAL FRIÛL"

marzo 2017



Tal mês di Avrîl dal an passât a Gardiscje al anunzi i jere stât dât acet cuntun grant bati di mans: la Fieste de Patrie dal Friûl dal 2017, a distance di 940 agns de fondazion dal Stât patriarcjâl, e à di jessi celebrade a Sapade/Plodn. La sperance chê volte e jere chê di podê festezâ finalmentri il tornâ in Friûl dal comun dal Cjadovri, che al sta spietant dal 2008 che il Parlament al fasi bon il passaç di Regjon daûr de volontât dai citadins sapadins che si son esprimûts cul referendum. Propit dodis mês fa, dì sù dì jù, il Senât al veve tradît ancjemò une volte lis spietis di dute la comunitât. Dopo jessi rivâts adore a fâ passâ la leç pal passaç di regjon tes dôs comissions di Palaç Madama (Belanç e Afârs Costituzionâi), sul plui biel, cuant che si doveve calendarizâ la discussion in aule, une part di senatôrs dal Partît Democratic, cul benstâ dal Guvier, a àn decidût di tirâ a dilunc il dut, cjapant timp, tirant fûr gnovis scusis e discjadenant la rabie de popolazion, dai aministradôrs e dai politics locâi. Di chê volte, no si à savût plui nuie.

Cumò, che si svicine l’apontament dai 3 di Avrîl, in gracie di cheste Fieste l’auspici di ducj i furlans e soredut dai sapadins, al è naturalmentri chel di tornâ a scjassâ l’arbul de politiche romane, simpri plui ingredeade. Lu spere ancje il sindic di Plodn, Manuel Piller Hoffer che, preseant il sostegn dal Friûl a cheste bataie, al è strac di continuâ a fâ vivi tal limbo il propri comun, che di une bande al varès bisugne dal supuart furlan pal sostegn dal sisteme turistic locâl, e di chê altre si scuintre cuntune regjon Venit che e à pensât di dâ une man dome a chei paîs di confin cul Trentin e il Sudtirôl.

No stin a dismenteâsi che pal so significât, il 3 di Avrîl al rapresente dut câs un moment impuartant pe comunitât furlane, une vere fieste par memoreâ e par tornâ a pensâ in clâf moderne aes formis di autoguvier e di rapresentativitât che, par tancj agns, a àn caraterizade la Patrie dal Friûl. E alore, ai 3 di Avrîl ducj a Sapade.
✒ David Zanirato 

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PROGRAM

DOMENIE AI 2 DI AVRÎL

COMUN DI SAPADE - PLODN

FIESTE GRANDE
DE PATRIE DAL FRIÛL


Manifestazion principâl dal 2017

La edizion 2017 de Fieste si tignarà intal Comun di Sapade, domenie ai 2 di Avrîl dal 2017, cun chest program:

aes 10.15: in Borc Granvilla (devant de Glesie di Santa Margherita) esposizion de bandiere dal Friûl cul acompagnament de bande di Sapade "Plodar Plech Musik"

aes 10.30: inte Glesie di Santa Margherita, l'Arcivescul di Udin, Mons. Andrea Bruno Mazzoccato e i vicjaris des Diocesis di Gurize e Concuardie Pordenon a celebreran la messe cun leturis e preieris par Furlan, Todesc, Sloven e Talian, cu la partecipazion de Corâl di Santa Cecilia, direte dal mestri Benedetto Fiori.

aes 11.45: viertidure de cerimonie civîl cu la leture in lenghe todescje de Bole dal Imperadôr Indrì IV, che e rapresente l'at di fondazion de Patrie dal Friûl e salûts des autoritâts. Cun di plui, al sarà presentât il bant di concors promovût dal Istitût Ladin furlan "Pre Checo Placerean" pe composizion dal Imni uficiâl de Patrie dal Friûl.

aes 15.30: dopo il gustâ intai ristorants convenzionâts di Sapade, in Borc Granvilla, rivade de Stafete des Lenghis Minoritariis dal Friûl (che e partirà di Udin, aes 08.00 di sabide al 1 di Avrîl).

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Altris events

1) La fieste de Patrie a Udin

2) I 35 incontri organizzati dall'Assemblea della Comunitâ Linguistica Friulana in collaborazione con i Comuni ospitanti




sabato 25 marzo 2017

PER IL TAR DEL LAZIO LA GESTIONE OBBLIGATORIA ASSOCIATA DELLE FUNZIONI COMUNALI, VIOLA LA COSTITUZIONE ITALIANA.



PER IL TAR DEL LAZIO

LA GESTIONE OBBLIGATORIA
ASSOCIATA DELLE FUNZIONI COMUNALI

VIOLA LA COSTITUZIONE ITALIANA!


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Dalla ORDINANZA pronunciata dal TAR per il Lazio (Sezione Prima Ter) sul ricorso numero di registro generale 6695 del 2015 pubblicato il 20/01/2017 (nr. 1027/2017), di seguito pubblichiamo alcuni significativi passaggi della sentenza di rinvio alla Consulta redatta dai magistrati:
 

"(...) Il petitum della presente controversia concerne, infatti, la domanda di accertamento dell'obbligo per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, di procedere alla costituzione di unioni di Comuni o di convenzioni per l'esercizio associato delle loro funzioni fondamentali (…)

L'attualità dell'interesse a ricorrere, peraltro, permane nonostante le intervenute proroghe del termine fissato dalla legge per l'attuazione dell'obbligo legale gravante sugli enti locali ricorrenti. (….)

5.La questione di costituzionalità, oltre che rilevante, non appare, a questo collegio, manifestamente infondata sotto i profili che saranno di seguito evidenziati.

(…) L’esercizio associato delle funzioni comunali è stato, sin dalla sua introduzione, caratterizzato dalla volontarietà e dalla flessibilità, come è dato evincere dal capo V del titolo II del t.u. enti locali, che nel disciplinare le forme associative degli enti locali (convenzioni, consorzi, unioni di comuni, esercizio associato di funzioni e servizi da parte dei comuni, accordi di programma) prevede la volontarietà nell’an e la flessibilità nel quomodo della scelta delle forme associative alle quali aderire.

La normativa de qua sembra ribaltare questo assetto che, per gli enti locali di minori dimensioni, da volontario diviene obbligatorio, da flessibile diviene rigido: per i comuni di minori dimensioni l’esercizio di tutte le funzioni fondamentali elencate al comma 28 dell’art. 14, ad eccezione della tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell'esercizio delle funzioni di competenza statale (lett. l), devono obbligatoriamente essere svolte in forma associata, con conseguente obbligo di aggregazione della relativa organizzazione burocratica.

Ciò comporta delle rilevanti conseguenze sul normale funzionamento del circuito democratico:

a) gli organi gestionali non sono più sottoposti all’indirizzo politico degli organi rappresentativi. Nell’attuale ordinamento degli enti locali, gli organi politici (consiglio, giunta, sindaco) esercitano la funzione di controllo degli apparati burocratici essenzialmente tramite due strumenti: il potere di indirizzo politico – amministrativo (emanazione di direttive, piani e programmi) e il potere di attribuzione degli incarichi di funzione dirigenziale.
Secondo il modello di gestione associata obbligatoria entrambi i poteri vengono sottratti agli organi politici comunali, i singoli uffici vengono a perdere la loro individualità, dando vita a nuovi uffici co-gestiti da tutti i comuni associati e al conseguente accentramento delle funzioni di indirizzo, con vlnus del principio di responsabilità politica degli organi democraticamente eletti, espresso dagli artt. 95 e 97 cost. nonché dell’autonomia degli enti locali coinvolti. Già la Corte Cost., nella sentenza n. 52 del 1969 aveva sottolineato come “l'emanazione dei provvedimenti amministrativi demandati alla competenza degli organi rappresentativi del comune e della provincia si lega con nesso inscindibile all'attività preparatoria ed a quella esecutiva: e non si può non riconoscere, in verità, che la sfera di autonomia sarebbe compromessa se agli enti ai quali essa è riconosciuta e garantita fosse sottratta del tutto la disponibilità degli strumenti necessari alla sua esplicazione.

Il concetto di autonomia locale quale diritto e capacità effettiva di amministrare la parte più importante degli affari pubblici è stato ancor più chiaramente espresso nella cd. Carta europea dell’autonomia locale, convenzione europea firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985 e ratificata dall’Italia con l. 30 dicembre 1989, n. 439, come tale vincolante, per il legislatore interno, ai sensi dell’art. 117, comma 1, cost., che all’art. 3 così statuisce: “1. Per autonomia locale, s'intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell'ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici. 2. Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti”;

b) l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali appare, inoltre, comprimere, la potestà regolamentare dei comuni riconosciuta, dall’art. 117, comma 6 cost., “in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.

La Corte Costituzionale ha più volte sottolineato, a salvaguardia della posizione di autonomia dei comuni, la necessità di chiarire i limiti che incontra il legislatore nazionale e regionale nell’esercizio dei poteri di coordinamento dell’esercizio delle funzioni locali. (…)

L’esercizio associato imposto come forma obbligatoria ai comuni di dimensioni minori dall’art. 14, co. 28, d.l. n. 78/2010 investe, infatti, tutte le funzioni fondamentali come individuate al comma 27 del medesimo art.14, eccezion fatta per le funzioni di cui alla lettera l).

Sebbene attraverso l’esercizio associato di tali funzioni, imposto per legge, gli enti interessati non risultino formalmente estinti, occorre tuttavia interrogarsi sull’autonomia che, ai sensi degli artt. 114, 117, co. 6, 118 e 119, cost., residua in capo ai medesimi in termini di: a) potestà regolamentare; b) titolarità d’esercizio di funzioni proprie o conferite; c) autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

Come correttamente osservato da parte ricorrente, l’autonomia di un ente territoriale non può essere disgiunta dalla titolarità di un “nucleo minimo” di attribuzioni e delle correlate potestà regolamentari e finanziarie. Questo nucleo minimo non può che essere rappresentato dalle funzioni fondamentali, per le quali opera una riserva costituzionale di esercizio individuale.

Le norme del d.l. n. 78 del 2010, in tal sede censurate, hanno disposto la traslazione di tutte queste funzioni ad un soggetto nuovo o diverso, spogliandone il precedente titolare, ciò che, ai fini dell'art. 133, comma 2 Cost., non appare distinguibile dall'estinzione dell'ente locale per fusione o incorporazione. (…)

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (….)

- dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale (...)

Dispone la sospensione parziale del presente giudizio e ordina l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Ordina che, a cura della Segreteria della Sezione, la presente ordinanza sia notificata alle parti costituite e al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (...)"
...................


NOTA DELLA REDAZIONE DEL BLOG

Il rinvio alla Corte Costituzionale pubblicato il 20 gennaio 2017 (Tar del Lazio) della "questione della legittimità costituzionale"  dell'obbligo dei piccoli Comuni (quelli con meno di 5.000 abitanti) di procedere alla costituzione di Unioni di Comuni, UTI da noi in regione, che per altro NON sono un "ente locale" ma solo una "emanazione dei Comuni stessi", come da sentenza nr. 50 del 2015 della Consulta, e la conseguente  espropriazione delle  funzioni comunali fondamentali, pare non destare nella nostra Regione particolare interesse. Viene avvertito e denunciato solo  il caos amministrativo conseguente a questa espropriazione di funzioni comunali, ma non il pericoloso deficit di democrazia denunciato dai magistrati del Tar del Lazio
     

Ricordiamo che anche le Regioni a statuto speciale - al pari delle regioni a statuto ordinario e del Parlamento - sono tenute al rispetto sia dei "Principi fondamentali" della Costituzione italiana  (come il Principio autonomistico definito all'art. 5),  che dei  trattati internazionali sottoscritti e ratificati anche dallo Stato italiano come la "Carta europea dell’autonomia locale" (vedi articolo 4 dello Statuto di autonomia speciale della regione Friuli -VG).

Come scrivono i magistrati del Tar del Lazio nella loro Ordinanza di rinvio alla Corte Costituzionale, siamo dunque in presenza di un grave problema di "funzionamento del circuito democratico"  e non di un "problemino" di comunicazione ("non siamo riusciti a farci capire") come ripete spesso  l'assessore regionale Paolo Panontin.....


LA REDAZIONE DEL BLOG